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Macchine come noi

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A proposito di questo spettacolo

Per il secondo anno consecutivo Emilia Romagna Teatro Fondazione rinnova la felice collaborazione con festivalfilosofia, alla sua ventesima edizione, dedicata al tema macchine, in omaggio al pensiero e alle opere di Remo Bodei sul tema.
La mise en espace che ERT propone nel programma del Festival si inserisce a pieno titolo nel percorso che afferma la Fondazione come “teatro senza mura”, in dialogo con le istituzioni della città.

Non a caso, l’appuntamento vede protagonisti cinque degli attori della Compagnia permanente che a partire dalla scorsa stagione si sono inseriti in forma organica e attiva nella vita del Teatro Nazionale dell’Emilia-Romagna, in continuo rapporto con i cittadini e le sue realtà. Unendo la dimensione narrativa, divulgativa e di intrattenimento, Macchine come noi, in programma sabato 19 settembre alle ore 22.00 presso i Giardini Ducali con Michele Lisi, Paolo Minnielli, Maria Vittoria Scarlattei, Cristiana Tramparulo, Giulia Trivero, si concentra sul punto di contatto tra elemento umano e macchina.
Secondo i pionieri della ricerca scientifica di questo settore, l’intelligenza artificiale non deve essere identificata come “scoperta” bensì come «passo di consapevolezza» per usare le parole di Marvin Misky, statunitense stella dei laboratori di Harvard, Princeton e poi MIT considerato una delle figure fondamentali di quel “passo”.
Nel libro Uomini e macchine intelligenti (Adelphi, 1990), il fisico Jeremy Bernstein parte proprio dalla figura di Minsky per raccontare, uno dopo l’altro, i progressi verso la creazione di una macchina in grado di pensare e di competere con l’umano. Questo testo funge da filo conduttore della drammaturgia di Macchine come noi, che, in forma narrativa, porta sul palco la mitologia, le problematiche e i dedali etici legati all’intelligenza artificiale. Ma la mise en espace coglie anche alcuni riferimenti letterari degli ultimi decenni come la raccolta I, Robot di Isaac Asimov (Bompiani, 1963), il romanzo Machines Like Me di Ewan McEwan (Jonathan Cape, 2019), La galassia dei dementi di Ermanno Cavazzoni (La nave di Teseo, 2018) o ancora la saga galattica di Douglas Adam (Urania, a partire dal 1980), in dialogo con estratti documentari tratti dalla vita e dai progetti di Minsky ma anche dalle visioni commerciali di Steve Jobs.
L’Emilia-Romagna dell’anno 6002 immaginata da Ermanno Cavazzoni o il paranoico Marvin di Guida galattica per autostoppisti dialogano con il prototipo Adam di McEwan, disegnando due diverse evoluzioni della personalità di un androide, di fronte allo sguardo severo del determinista tecnologico Theorstein Veblen, del profeta della singolarità tecnologica John von Neumann o dello stesso Alan Turing, scomparso troppo presto per poter prendere parte alle ricerche e poco riconosciuto.

Dati artistici

con Michele Lisi, Paolo Minnielli, Maria Vittoria Scarlattei, Cristiana Tramparulo, Giulia Trivero

mise en espace nell’ambito di festivalfilosofia 2020

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