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E’ bal

Teatro delle Passioni

A proposito di questo spettacolo

E’ bal racconta la storia di Ezia, donna emarginata di un paese della campagna romagnola, vittima delle dicerie della gente, continuamente in cammino alla ricerca di un uomo da sposare. Questo suo andare in cerca, assomiglia a un ballo, un continuo sgambettare che smuove tutto il corpo della giovane donna. Ezia è vittima a suo dire, di un abbandono: il grande amore della sua vita l’ha lasciata sola e per questo motivo viaggia senza sosta per cercare di rimpiazzare il vecchio fidanzato ormai fra le braccia di un’altra donna. Ma il tempo passa, gli anni volano, e il ballo di Ezia si fa stanco e sgraziato, il decadimento fisico è accompagnato da una perdita progressiva della ragione, Ezia comincia a “sbacchettare”, ad avere le allucinazioni, ricorda solo una vecchia giostra, teatro a quanto pare, del primo incontro con quel cavaliere che l’ha lasciata sola a ballare questa danza folle, che assomiglia a un sogno, che è la vita.
Quando abbiamo iniziato a lavorare, ci siamo accorti che ancora prima delle immagini, l’anima del lavoro stava dentro al nostro orecchio. I suoni hanno preceduto e generato le visioni. Siamo partiti pensando alla voce di Ezia, come a un suono metallico pieno di ruggine, stridente, in contrasto con la musicalità del verso quinario del testo di Nevio. A partire da questa idea di suono-voce abbiamo pensato, inventato e costruito tre strumenti, tutti di metallo, che oltre alla tromba di Simone avrebbero musicato la storia e costituito gli elementi scenici.
Mentre il lavoro nasceva e prendeva corpo, pensavo al “dialetto di ferro”, a quella potente immagine- concetto creata da Ermanna diversi anni fa, in cui faceva coincidere lingua materna e invenzione di oggetti di scena: “Il ferro è metallo fecondo e infernale insieme, principio attivo che apre la terra, è strumento satanico della guerra e della morte, ma è anche pietra guaritrice, il ferro è semplicemente metallo volgare, dialetto.”

Roberto Magnani

Spettacolo in diletto romagnolo sovratitolato

Note

Consigli dalla Biblioteca Delfini:

  • Alex Ross, Il resto è rumore : ascoltando il 20.secolo, Bompiani,  2009
  • D’un sangue più vivo: poeti romagnoli del Novecento, a cura di Gianfranco Lauretano e Nevio Spadoni, Il Vicolo, 2013

 

Dati artistici

di e con Roberto Magnani e Simone Marzocchi
testo Nevio Spadoni
musica Simone Marzocchi

realizzazione strumenti musicali Giovanni Cavalcoli, Fabio Ceroni, Roberto Magnani, Danilo Maniscalco, Simone Marzocchi
tecnico luci e suono
Fagio
tecnici di produzione
Fagio, Andrea Napolitano, Massimiliano Rassu
organizzazione e promozione
Silvia Pagliano, Francesca Venturi
produzione
TEATRO DELLE ALBE/RAVENNA TEATRO

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