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Elettra

onora il padre e la madre

Teatro Storchi

A proposito di questo spettacolo

ERT Fondazione continua la felice collaborazione con Lisa Ferlazzo Natoli e lacasadargilla: dopo When The Rain Stops Falling e Arrival – tratto da Story of Your Life di Ted Chiang, in anteprima nazionale questa estate a Modena – la compagnia sceglie la riscrittura di un testo classico, Elettra. La drammaturgia è affidata a Fabrizio Sinisi, firmano la regia Lisa Ferlazzo Natoli e Alessandro Ferroni; in scena Francesca Mazza e gli attori della Compagnia permanente di ERT Simone Francia, Diana Manea, Paolo Minnielli, Giulia Trivero. Il teatro occidentale inizia in una faida familiare: Agamennone e Ifigenia, Clitemnestra e Agamennone, Oreste e Clitemnestra; il conflitto tra padri e figli è l’istante zero della nostra cultura. Continua a ripresentarsi ai nostri occhi in forme sempre nuove, varianti infinite della stessa lotta, come un loop in cui la nostra storia torna sempre a cadere.

“Rileggere, rivisitare, rovistare e riscrivere Elettra significa oggi andare a un’origine quasi insopportabile. E le origini, ci piaccia o meno, attengono al linguaggio e alle famiglie – luoghi teatrali per elezione o costruzione, fate voi – dove si dà battaglia in un discorso che sempre attiene a un lascito: memoria, strappo, rimozione, affermazione, cancellazione o liberazione che sia. Nell’Orestea tutta e in Elettra in maniera ancora più vertiginosa, si rimette mano alla Legge del Padre e dentro la lingua che questa origine produce: figlie recise, padri-mariti fatti fuori, madri assassinate, figli ridotti al silenzio. Una figliolanza, prigioniera delle proprie ossessioni, del cerchio chiuso del sangue, smaniosa di uscire dal carcere che la esclude dalla vita e inibisce ogni azione – che non sia appunto verbale – con la voluttà spaventosa e simbolica dell’uccisione. E dietro Elettra che danza, motore e precipitato di tutta questa silenziosa rovina nel Nome del Padre. Ogni personaggio, a guardarlo bene, ha le sue ragioni e le sue passioni, per quanto respingenti, per quanto inassorbibili. E così sia. Rovistiamo. In cosa? Onora il padre e la madre? Si può fare meglio. Onora il padre o la madre. La madre partorisce, il padre genera. E che una donna scelga la lingua morta di un padre al corpo vivo della madre ha qualcosa di mostruoso. Ma a guardare bene – in un magnifico cortocircuito – sono entrambi, padre e madre generatori ad essere spazzati via. Perché? Per cosa? Per andare dove? Con Elettra siamo immersi in qualcosa andato a male, in un’allucinazione in cui tutto pure è ancora immobile. In un umore che è quello dell’Angelo Sterminatore senza scampo, senza uscita. E si fatica quasi a ricordarne il perché. Una piccola catastrofe – rivolgimento, rovesciamento [o] scioglimento; interruzione del continuo, rottura di un equilibrio morfologico e strutturale – è già avvenuta, resta da vedere se la figliolanza saprà raccogliere ciò che “l’inconscio produce” per dirla con Deleuze e – finalmente – farla finita di delirare su mamma papà, perché: «ll delirio invece – è il suo segreto – concerne il mondo intero. Si delira sulla storia, la geografia, le tribù, il deserto, i popoli, le razze, il clima… Dove sono le mie tribù, come disporle, come sopravvivere nel deserto».”

Note di regia di lacasadargilla

“Elettra inizia il giorno prima di un funerale. Il Padre è appena morto e bisogna fare i conti con la sua assenza. C’è la Madre: desiderosa di cominciare una vita nuova, finalmente libera dal fardello di un uomo ambiguo e ingombrante. Vuole lasciarsi alle spalle il passato: una figlia morta in circostanze oscure, un groviglio fitto di non detti. Vuole tornare a vivere, a respirare, ad essere donna. C’è il suo nuovo compagno, con i suoi nuovi progetti per il futuro. E ci sono i figli, una triade di figli, ognuno a suo modo stretto nella morsa di una contraddizione sempre uguale: abbracciare le vecchie ragioni, o cercarne di nuove? Continuare l’esistente o ricominciare? Da un lato la famiglia come il paradiso da cui siamo scacciati e a cui sempre si vuole ritornare. Scrive Pasolini in Pilade: «È il ventre di nostra madre la nostra meta». Dall’altro lato, la necessità di recidere il legame: distruggere i padri per diventare adulti. «Divora il padre e la madre se vuoi vivere a lungo», scrive Maupassant. I padri e i figli si guardano attraverso lo spazio di due opposte generazioni. Il comandamento Onora il padre e la madre è un impulso pronto a rovesciarsi in conflitto, cuore di un nodo tragico, che non può essere sciolto senza che qualcosa si spezzi per sempre. L’epoca del Padre è tramontata: un’altra storia inizia. Ma quale?»”

Fabrizio Sinisi


prima assoluta

Dati artistici

da Elettra
testo Fabrizio Sinisi
regia Lisa Ferlazzo Natoli e Alessandro Ferroni
con Simone Francia, Diana Manea, Francesca Mazza, Paolo Minnielli, Giulia Trivero

immagini Maddalena Parise
disegno del suono Alessandro Ferroni
spazio scenico lacasadargilla
aiuto regia Alice Palazzi
produzione Emilia Romagna Teatro Fondazione

 

una produzione di Elettra • Produzione Emilia Romagna Teatro

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