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Utopia

A proposito di questo spettacolo

presso Teatro della Fondazione Collegio San Carlo

Prosegue la collaborazione tra Emilia Romagna Teatro Fondazione e Fondazione Collegio San Carlo di Modena alla riscoperta di testi fondamentali del pensiero occidentale, attraverso la loro messa in scena. Dopo Operette morali da Giacomo Leopardi e Stati e Imperi della Luna di Savinien Cyrano de Bergerac, l’esplorazione nel mondo classico giunge alla terza tappa dentro la letteratura filosofica dell’età moderna. 
Nel Novecento il termine “utopia” ha goduto di grande fortuna. Di utopia (e di distopia) si è parlato in filosofia e in letteratura, nel cinema e nel teatro, nelle religioni e nell’arte. “Utopia” è pertanto diventato un termine utile per tutte le stagioni, tanto da rendere impossibile una sua definizione coerente come categoria filosofica o politica: di utopia si parla a proposito di pace e di progresso, di emancipazione e di ecologia, di comunismo e di democrazia, addirittura l’utopia è stata utilizzata anche dalla propaganda politica dei totalitarismi. Inoltre l’aggettivo “utopico” è diventato termine generico, quasi interscambiabile con altri aggettivi quali “ideale”, “immaginario”, “visionario” e “irrealistico”. Ma l’idea di “utopia” ha una precisa origine, per mano di Thomas More che nel 1516 scrive un’opera dal titolo Utopia, inventando un lemma che fino ad allora non esisteva.
In questo appuntamento ripercorriamo l’opera di More, la cui caratteristica fondamentale è di essere un’utopia della visione: il nuovo ordine politico si presenta come un’immagine di perfezione che può essere colta con gli occhi della mente. La funzione di questa utopia della visione consiste in una critica radicale della politica e delle istituzioni, di fronte a cui si staglia la perfezione della città ideale. Questa critica radicale non è però necessariamente sinonimo di attivismo rivoluzionario. Lungi dal presentarsi come programma politico in senso stretto, l’utopia di More ha un carattere morale perché vuole indurre il lettore a riconoscere lo scarto tra ciò che è e ciò che potrebbe (e dovrebbe) essere, ma che probabilmente non sarà mai, giungendo pertanto a produrre esiti malinconici. Questa prospettiva è immediatamente percepibile non appena si riflette sul significato del neologismo “utopia”, dal greco ou-topos: l’idea del «nessun luogo» rimanda infatti alla dimensione spaziale e geografica di un sistema politico immaginario, non a un futuro nel quale realizzare un programma politico rivoluzionario.

Acquista biglietto unico 9,50 €

Dati artistici

da Thomas More
testi scelti da Carlo Altini
drammaturgia di Fabrizio Sinisi
messinscena di Simone Francia
con Simone Baroni, Simone Francia, Michele Lisi, Elena Natucci, Maria Vittoria Scarlattei, Cristiana Tramparulo, Jacopo Trebbi, Massimo Vazzana

produzione produzione Emilia Romagna Teatro Fondazione e Fondazione San Carlo
con il contributo di Bper Banca

Acquista biglietto unico 9,50 €

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