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Nella solitudine dei campi di cotone

A proposito di questo spettacolo

Che cos’è una casa quando non c’è più nessuno che la abita?
Che cos’è un teatro vuoto?
Continua a esistere per chi? 

Da queste domande è partita la ricerca artistica del regista Andrea De Rosa sul capolavoro di Bernard-Matès Koltès Nella solitudine dei campi di cotone.

Il testo diventa l’occasione per una riflessione sul mondo dell’arte, in particolar modo del teatro, in seguito alle chiusure e restrizioni legate alla pandemia.

Lo spazio dell’azione diventa nell’immaginario del regista un teatro vuoto, il personaggio del “venditore” si trasforma in un’attrice dimenticata su un palcoscenico e il “cliente” un uomo misterioso che viene da fuori. Tra i due si innesca una trattativa intorno ad una “merce” non ben precisata ma che potrebbe alludere proprio al teatro.

“Se è vero, infatti, – afferma De Rosa – che possiamo vedere davvero uno spazio solo nel momento in cui si svuota, allora questo è un momento privilegiato per chiederci il teatro cos’è.
Il testo di Koltès somiglia a un dialogo filosofico intorno ai pericolosi doni che Dioniso regala agli uomini: la droga, l’alcool, il sesso, la rinuncia alle proprie certezze, la perdita di sé. Ma se c’è di mezzo Dioniso, non si sta forse parlando anche del teatro”


Note 

Durante la quarantena ho pensato spesso ai teatri vuoti. Bui, freddi, silenziosi. Era un’immagine che allo stesso tempo mi attraeva e mi spaventava, come quando ero bambino e non riuscivo a farmi capace che la mia casa continuasse a esistere anche quando non c’era più nessuno. Che cos’è una casa quando non c’è più nessuno che la abita? Che cos’è un teatro vuoto? Continua a esistere per chi? 

Ho immaginato il luogo dove si svolge Nella solitudine dei campi di cotone come un teatro vuoto; ho immaginato il personaggio del “venditore” come un’attrice dimenticata su un palcoscenico e il “cliente” come un uomo che viene da fuori; ho immaginato che la merce intorno alla quale si conduce la misteriosa trattativa tra i due personaggi riguardasse il teatro stesso. Se è vero, infatti, che possiamo vedere davvero uno spazio solo nel momento in cui si svuota, allora questo è un momento privilegiato per chiederci il teatro cos’è. Il testo di Koltès somiglia a un dialogo filosofico intorno ai pericolosi doni che Dioniso regala agli uomini: la droga, l’alcool, il sesso, la rinuncia alle proprie certezze, la perdita di sé.
Ma se c’è di mezzo Dioniso, non si sta forse parlando anche del teatro?

Andrea De Rosa

Durata: 90 minuti

Acquista a partire da 11,50

Dati artistici

di Bernard-Marie Koltès
traduzione Anna Barbera
con Federica Rosellini, Lino Musella
regia Andrea De Rosa
produzione Compagnia Umberto Orsini
Acquista a partire da 11,50