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LEONARDO LIDI

Il gabbiano

Progetto Čechov – prima tappa

Teatro Storchi

«Con Čechov vedo la possibilità di tornare al senso pratico del teatro, deviando gli intellettualismi, scegliendo la semplicità e l’empatia». Sono le parole di Leonardo Lidi, a 35 anni già salutato come astro nascente della regia, che qui affronta il grande autore russo nella prima parte di «una trilogia su amore e dolore, in cui gli attori sono custoditi come una pietra preziosa da difendere nel teatro italiano del nostro tempo. Nel Gabbiano Čechov ride e piange con noi, non ride mai di noi».


Note di regia:
Nina – Che cosa scrive?
Trigorin – Così, prendo appunti…
Mi è venuto in mente un soggetto. (nasconde il taccuino)
Un soggetto per un racconto breve: sulla riva di un lago vive fin dall’infanzia una ragazza, come lei: ama il lago, come un gabbiano, è felice e libera come un gabbiano. Poi per caso capitò lì un uomo, la vede e, per ammazzare il tempo, le distrugge la vita, proprio come a questo gabbiano.

Pausa

Se ruotiamo il punto di vista e ci eleviamo con l’immaginazione tra le nuvole possiamo conoscere la storia di un Gabbiano che, in una giornata estiva qualunque, viene ucciso per la mano vigliacca di un giovane in riva al lago. Se il pennuto fosse ancora in vita, e soprattutto se potesse parlare, avrebbe tutto il diritto di chiedere al suo assassino, il giovane Konstantin, il perché di tanta ingiustificata cattiveria. E Konstantin, dall’alto del suo misero dolore, potrebbe balbettare qualcosa sulla sua infelicità, sul suo continuo fallimento, e su quanto non sia corrisposto dalla giovane Nina.
Potrebbe addirittura presentare questa insensata e umana formula matematica:
io amo lei, lei non ama me, io uccido te.
Che poi messa in prosa potrebbe diventare:
io voglio lei, lei non vuole me e io mi prendo il diritto di ucciderti, spararti, ferirti, perché il mio dolore è più importante della tua vita.
E se ci sforzassimo ancora un po’ in questo gioco di fantasia scopriremo certamente che il nostro amico steso a terra, morto sparato, pochi attimi prima volava con forza nel cielo con il cuore colmo di speranza e che con quel suo ultimo viaggio stava certamente cercando di raggiungere una gabbianella di cui era perdutamente innamorato ma che purtroppo si era invaghita con disinvoltura una settimana prima di un volatile di San Pietroburgo.
“Il tuo amore mi commuove ma non posso ricambiarlo, ecco tutto.”

Ecco tutto, non c’è altro da aggiungere.
Potremmo finire con la prima scena di Maša e Semën.
Sarebbe semplice essere spietati.
Ecco tutto.
Maledetto Amore.
Nostro alibi e Nostro distruttore.
La cattiveria di questa vita è che lascia sempre qualcuno a ballare con la scopa.
“Come siete tutti nervosi, e quanto amore – lago incantatore”.

Ecco tutto qui (canzone di Jannacci che mi ha accompagnato nello studio).
Non volare più perché uccisi da un amante non corrisposto.
Il lago racchiude l’amore di alcune persone, personaggi distratti, nessun protagonista, gente che si annoia e che un po’ annoia anche noi, individui non troppo interessanti, vestiti con “pantaloni a scacchi e scarpe bucate”.
Čechov ci racconta le stupidaggini che non ci raccontiamo più.
Si presenta a noi come un amico che non ha più niente da perdere e che non ha paura di mostrarsi ridicolo.
Lo scrittore preferito di Tennessee Williams, che a sua volta è lo scrittore preferito di Woody Allen. Gente che ci racconta le stupidaggini che non ci raccontiamo più.

Anton Čechov ride e piange con noi, non ride mai di noi.
Empatizza.
Si commuove delle semplici tenerezze che ci fanno tanto penare.
Miele e marmellata.
Mi dice con cura che alla fine non c’è niente da vincere e che nessuna situazione si può gestire fino in fondo, mi abbraccia raccontandomi che il mordente è roba giovanilistica e che questa mania di controllo che tanto ci tranquillizza va mandata lentamente a quel paese.

Perché in fin dei conti chi ama è sempre sconfitto e la sconfitta in amore ha una sincerità tale che unisce la gran parte di noi.
Come in un cerchio. Come in un lago di pesci confusi.


La Biblioteca Delfini consiglia
Anton P. Cehov, Il gabbiano, Einaudi, 2007
Giulia Corsalini, La lettrice di Cehov, Nottetempo, 2018
Il gabbiano, regia di Sidney Lumet, A&R Productions, 2017 (Dvd)

Durata: 1 ora e 50 minuti

Acquista a partire da 11,50

Dati artistici

di Anton Čechov
regia Leonardo Lidi
con (in o.a.) Giordano Agrusta, Maurizio Cardillo, Ilaria Falini, Christian La Rosa, Angela Malfitano, Francesca Mazza, Orietta Notari, Tino Rossi, Massimiliano Speziani, Giuliana Vigogna
scene e luci Nicolas Bovey
costumi Aurora Damanti
suono Franco Visioli
assistente alla regia Noemi Grasso
produzione Teatro Stabile dell'Umbria, Emilia Romagna Teatro ERT / Teatro Nazionale, Teatro Stabile di Torino – Teatro Nazionale
in collaborazione con Spoleto Festival dei Due Mondi
Acquista a partire da 11,50
una produzione di Il gabbiano • Produzione Emilia Romagna Teatro

Notizie utili

Anche per la stagione 2022/23, Emilia Romagna Teatro Fondazione aderisce a “Teatro No Limits”, ospitando l’iniziativa al Teatro Storchi di Modena,...

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