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Figli di un Dio ubriaco

Incursioni fisiche su madrigali di Claudio Monteverdi

Teatro Storchi

A proposito di questo spettacolo

Figli di un Dio ubriaco è uno spettacolo ibrido tra musica barocca, danza contemporanea e recitazione. Uno spettacolo con interpreti dai 9 ai 76 anni, un affresco dolente di antieroi.

Creato come un film dal montaggio serrato, ingloba le meravigliose partiture dei Madrigali di Claudio Monteverdi come una terra antica e fertile sulla quale costruire un possibile, fragile futuro.

Il corpo in movimento è il fulcro del Barocco.
Un corpo umano insieme titanico, imperfetto, fragile e dinamico, che diventa la dismisura narcisistica di tutte le cose.
Di qui la scelta del titolo Figli di un dio ubriaco: esseri generati da un meraviglioso dio fragile, imperfetto, dionisiaco, che ci unisce nel continuo sperimentarci al cambiamento. E la magnifica, rivoluzionaria musica di Monteverdi accompagna spiritualmente l’abisso, la vertigine della carne in un manifesto di futurismo presente.

Il progetto nasce come invito rivolto alla Compagnia di realizzare un nuovo spettacolo su musica barocca.
Balletto Civile ha cominciato a riflettere sul rapporto fra queste composizioni barocche e la società contemporanea: «La straordinaria attualità del Barocco consiste nella spregiudicata libertà di un’arte capace di sperimentare all’infinito e in tutte le direzioni la propria potenza significativa, e questo ci appare di sorprendente attualità rispetto alla complessità delle dinamiche proprie del progetto contemporaneo».


Note:
“Spazio scenico bianco, solo i corpi come testimonianza del presente.

Una radiografia dell’esistente. Un’epopea breve, poco epica, di una comunità attraversata da piccole e inesorabili avversità, si intrecciano le storie di personaggi alla ricerca di un proprio centro, con sullo sfondo il lavoro (tema caro anche a Monteverdi) non alienante ed ostile ma un collante sociale necessario a confermare l’ineluttabilità della vita e del nostro istinto di sopravvivenza.

I temi pastorali, amorosi e guerrieri -tipici dei Madrigali- si piegano all’urgenza di questi personaggi, il basso continuo della resistenza umana che si mischia ai suoni di una quotidianità ubriaca restituendo immagini che si dilatano e fungono da microscopio per il nostro sentire.

L’incertezza è legge di natura, personaggi in balia della precarietà, di eventi imprevedibili e apparentemente privi di causa. Una babele di refusi di racconto e di dialoghi, un’esplosione di marginale, scorci di interni, un’apparente mancanza di realtà, una sorta di empatia con chi si perde.

Le periferie del mondo si assomigliano tutte nella loro crudeltà tragica, splendore di nero, di dolore, di mistero. Le creature che le abitano assomigliano a bestie ferite, uomini e donne violenti in cerca di sopravvivenza che guardano il mondo dal margine del calore della cosiddetta normalità del benessere e la loro vita assomiglia ad una spasmodica corsa verso un precipizio, da dove spiccare un salto per un sogno di libertà che renda possibile una vera rivoluzione nelle loro esistenze.

La domanda che ci attanaglia tutti, l’essere qui ora, il venire alla luce di qualcuno e dall’altra parte lo spegnersi di qualcun altro. Il magnifico mistero che ci muove a sporgerci al di fuori dell’esistente e trovare la forza per non abbandonarsi a se stessi. Fuori da noi.

Lo spazio ora non è tra essere o non essere, ma tra essere o essere animali, tra essere con l’altro o essere contro l’altro. Ricondurre la mistica al mistero sulle questioni profonde della vita, il dolore, l’amore in una connessione tra il fisico e lo spirituale, che si muovono sulla stessa lunghezza d’onda arrivando al tema della compassione, tema caro a Balletto Civile, patire/cum dove c’è la parola pathos, passione attraverso la quale si conosce se stessi e gli altri. Lo sguardo sul mondo e il senso di responsabilità dell’artista che con il suo corpo si fa testimone del dolore e della gioia propria e del mondo.

Questa magnifica rivoluzionaria musica di Monteverdi spiritualmente accompagna l’abisso, la vertigine della carne in un manifesto di futurismo presente. “Come se niente fosse” raccontiamo la nostra vita.”

 

Durata: 90 minuti

Acquista a partire da 11,50

Dati artistici

regia e coreografia Michela Lucenti
direzione musicale Antonio Greco
drammaturgia Maurizio Camilli, Emanuela Serra
danzato e creato con Balletto Civile
esecuzione musicale dal vivo Orchestra Cremona Antiqua

spazio sonoro Guido Affini e Tiziano Scali
disegno luci Stefano Mazzanti
costumi Chiara Defant
produzione Balletto Civile, Fondazione TPE, Fondazione Cantieri d’Arte Montepulciano, Festival Oriente Occidente – Rovereto

foto Donato Aquaro 

 

 

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