Recensione Scandisk
RECENSIONE Scandisk Classe – 3G – Liceo Scientifico Wiligelmo di Modena, nell’ambito del PCTO I mestieri del Teatro
Due manichini o due cadaveri?
Si apre con due corpi proni accasciati a terra, Scandisk, che abbiamo visto alle Passioni qualche sera fa.
Alle spalle degli spettatori, una voce ci interroga sulle condizioni dei lavoratori e in generale sulla nostra società. L’ambientazione ricrea lo spazio esterno di una fabbrica in modo realistico tanto da inglobarci. Durante tutta l’opera i dialoghi tra gli operai evidenziano disagio e malcontento come se fossero imprigionati in una realtà da cui non traggono soddisfazioni. Per riuscire a scappare da questa condizione opprimente decidono perfino di organizzare una rapina. Riusciranno a cambiare questa loro condizione stagnante?
Fin dal primo monologo il tema del lavoro è trattato provando a sondare la differenza tra essere e avere. I tre protagonisti, tre operai, hanno caratteri diversi che tendono a riprendere lo stereotipo del lavoratore di fabbrica rozzo, volgare, frustrato. Il capobanda è impulsivo, iracondo, infelice e si lamenta costantemente delle regole e delle condizioni lavorative; il secondo, il gregario, asseconda il leader senza contrastarlo, Massimo, il terzo, è l’unico che “dal colpo” avrebbe solo da perdere, è il più tranquillo e cerca di placare gli animi. Tutti esprimono frustrazione che si manifesta nel come si muovono, nei gesti che fanno, nel linguaggio che utilizzano (il dialetto veneto) infarcito di volgarità che tuttavia ci catapulta in un’atmosfera, quella della provincia veneta, e nella reiterazione ripetuta e ripetitiva di azioni che quasi paiono senza scopo.
Dunque dove migrano gli uccelli? La fabbrica si trova sul limitare di un’oasi del WWF e questa domanda si insinua nell’immaginario degli operai.
Gli uccelli viaggiano, l’istinto li spinge a dirigersi verso paesaggi migliori.
I protagonisti di Scandisk invece paiono rassegnarsi, accontentandosi delle loro condizioni, sprofondando nell’accidia e nell’insoddisfazione. Lamentarsi per loro è l’unico modo per reagire. La speranza di organizzare una rapina, amplia per un momento i loro orizzonti, regalando loro la speranza di slegarsi dalle catene e cominciare a vivere la vita che hanno sempre sognato anche se, infondo, sanno meglio di tutti che questa rapina rimarrà solo un miraggio.